Movimento Trieste Libera

IL DRAMMA DELLA POVERTA’ NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

senzatetto

L’emergenza della miseria sta investendo una terra senza difese. E’ quanto sta accadendo nel Territorio Libero di Trieste sotto amministrazione provvisoria del Governo italiano.

Qui il dramma è reso ancora più acuto dalla necessità per le istituzioni italiane di coprire una situazione determinata esclusivamente dal loro malgoverno.

Un malgoverno garantito dai politici collaborazionisti locali e diventato predazione continuata del patrimonio dello Stato amministrato attuata per decenni a danno dei cittadini amministrati e dell’intera comunità internazionale.

Il Territorio Libero di Trieste è stato così trasformato in una sorta di colonia moderna, dove di moderno esiste solo il metodo utilizzato dallo Stato italiano per spogliare delle loro ricchezze i cittadini del Territorio Libero di Trieste novelli schiavi della Repubblica post fascista delle massomafie.

Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza, Equitalia, Agenzia delle dogane sono gli esecutori di questo crimine internazionale. Con la ovvia copertura dell’autorità giudiziaria che qui svolge gli interessi dello Stato occupante e ne è il controllore e garante.

L’impoverimento di Trieste è da valutare non solo nei beni sottratti ai suoi cittadini con il pagamento forzoso di tasse non dovute e al furto integrale commesso con l’alienazione dell’intero patrimonio pubblico – trasferito d’ufficio allo Stato italiano – del Territorio Libero, ma anche in termini di mancato sviluppo economico. Quella che sarebbe potuta diventare la principale area di interscambio economica dell’Europa è stata invece ridotta a misera periferia degradata della corruzione italiana.

Quarantamila triestini costretti ad emigrare per sfuggire alla miseria. Cinquantamila triestini al limite o sotto la soglia di povertà. Un triestino su tre si trova in questa condizione. Questo il risultato di sessanta anni di amministrazione provvisoria italiana. Un’amministrazione che con il suo malgoverno ha distrutto il Porto Franco di Trieste e dissipato centinaia di miliardi di euro e decine di migliaia di posti di lavoro.

Mentre la polizia comunale intensifica la caccia ai mendicanti, che altri non sono che cittadini abbandonati al loro destino dalle istituzioni che dovrebbero proteggerli, la rabbia del popolo degli emarginati sta crescendo. E con essa la voglia di riscattarsi da questa amministrazione illegittima e prettamente mafiosa.

L’anno scorso il Movimento Trieste Libera ha lanciato l’allarme su questa situazione dirompente che vede coinvolte sempre più persone. Un vero crollo del tessuto sociale che rischia di innescare reazioni incontrollabili. La denuncia di Trieste Libera al Governo italiano e all’autorità giudiziaria per un urgente intervento a tutela dei cittadini ridotti alla fame e alla disperazione, a seguito dell’abbandono da parte delle amministrazioni pubbliche locali, è rimasta però senza risposta e senza alcun intervento effettivo.

Di seguito un estratto di questa denuncia nella quale vengono messe in evidenza le responsabilità, anche penali, degli amministratori provvisori del Territorio Libero di Trieste. Da notare che pur avendo interessato tutti i consiglieri comunali del Comune di Trieste, nessuno di loro ha ritenuto necessario nemmeno rispondere. Come se far finta di nulla potesse risolvere il problema.

L’emergenza umanitaria del Territorio Libero di Trieste sta per esplodere.

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I DIRITTI ECONOMICI FONDAMENTALI DEI CITTADINI DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE (estratto del reclamo internazionale presentato il 15.09.2014 dal Movimento Trieste Libera) – il documento completo a questo LINK

5. Amministrazione fiduciaria del Governo italiano e assistenze sociali.

L’amministrazione fiduciaria è obbligata ai doveri di buon governo anche per quanto riguarda l’erogazione doverosa ed adeguata delle assistenze sociali, che hanno il duplice scopo di garantire le necessità vitali, la dignità sociale ed i diritti fondamentali delle persone in condizioni di povertà, e di invertire la spirale economica recessiva causata da un impoverimento crescente dei cittadini al di sotto del reddito di sopravvivenza definito dai consumi minimi di necessità ordinaria.

Per ottenere questi effetti è necessario che l’azione di governo:

− includa nelle assistenze sociali sia gli aiuti materiali in denaro, beni e servizi essenziali, incluso l’alloggio, sia gli aiuti sociopsicologici e culturali di sostegno;

− eroghi le assistenze in proporzione al bisogno entro le possibilità di spesa reali dell’Amministrazione;

− accompagni l’erogazione efficace delle assistenze sociali con la massima valorizzazione delle possibilità di sviluppo economico e lavoro della comunità.

6. Estensione dei diritti sociali al reddito di base, o di cittadinanza

La raccomandazione CEE n. 441 del 1992 ha adottato fra i criteri europei di protezione sociale anche i principi del reddito di base.

Per reddito di base (basic income), o reddito di cittadinanza, si intende, per quanto riguarda il Territorio Libero di Trieste, un’integrazione pubblica mensile in denaro garantita e versata regolarmente a tutti i cittadini residenti maggiorenni, se e finché non hanno redditi da lavoro o da pensione sufficienti a garantire le necessità vitali ordinarie rispetto ai costi effettivi dei beni e servizi essenziali.

L’erogazione regolata del reddito di base garantisce un feedback di riequilibrio costante del sistema economico e sociale, e la spesa viene compensata dalle imposte sui consumi aumentati e dalla riduzione dei costi strutturali delle assistenze sociali frammentarie.

Per questi motivi il reddito di base raccomandato dall’UE è già erogato in varie forme da quasi tutti gli Stati dell’Europa occidentale, ma non dalla Grecia, dall’Italia e dal Territorio Libero di Trieste affidato in amministrazione fiduciaria del Governo italiano.

I poteri di amministrazione fiduciaria speciale assegnati al Governo italiano gli consentono di introdurre in qualsiasi momento nell’ordinamento del Territorio Libero di Trieste anche il reddito di base, e qualsiasi altra assistenza sociale, a prescindere dall’ordinamento dello Stato italiano, che è uno Stato terzo.

7. L’impoverimento artificiale della popolazione del Territorio Libero

Il Territorio Libero di Trieste è sottoposto da decenni ad un impoverimento artificiale crescente che non è determinato dai cicli di crisi economica generale, ma è causato da comportamenti dannosi del Governo amministratore fiduciario italiano.

Il Governo amministratore italiano viola infatti il mandato internazionale simulando che il Territorio Libero sia sotto la sovranità dello Stato italiano, che in realtà è cessata con l’entrata in vigore del Trattato di pace di Parigi il 15 settembre 1947.

Con questa simulazione il Governo amministratore sottopone illegalmente il Territorio Libero ed il Porto Franco internazionale di Trieste all’applicazione diretta delle leggi italiane, incluse quelle sui porti e quelle sull’impresa, sul lavoro e sul fisco, che sono tra le più gravose del mondo e violano sotto più aspetti i diritti umani fondamentali al lavoro, alla giusta retribuzione, all’equità fiscale ed alle protezioni sociali,

In tal modo, in particolare, il Governo amministratore italiano:

a) impone illegalmente su tutti i redditi d’impresa, di lavoro e di pensione del Territorio Libero prelievi fiscali da due a tre volte maggiori del dovuto, che includono anche il pagamento dell’enorme debito pubblico italiano dal quale il Territorio Libero è esente per norma specifica di diritto internazionale (Trattato di pace del 10 febbraio 1947, Allegato X, art. 5: “The Free Territory shall be exempt from the payment of the Italian public debt”);

b) per favorire i porti dello Stato italiano viola le norme e gli obblighi di diritto internazionale (Allegato VIII al Trattato di pace, art. 5 del Memorandum d’intesa) Londra) per il mantenimento del Porto Franco internazionale di Trieste, che è la fonte primaria di lavoro diretto ed indotto per il Territorio Libero ma viene così paralizzata illegalmente a danno di Trieste e della Comunità internazionale;

c) sottrae al Territorio Libero l’intero patrimonio di Stato: immobiliare (demanio, inclusi il porto e gli alloggi sociali), entrate fiscali, tesoro e riserve, per attribuirlo illegalmente allo Stato italiano;

d) restituisce al Territorio Libero amministrato circa 1/10 dei guadagni che con le azioni illegali sopra descritte gli ha sinora sottratto o impedito di realizzare.

Queste violazioni gravissime del mandato fiduciario commesse dal Governo amministratore italiano impongono illegalmente alle imprese e alla popolazione del Territorio Libero gli ostacoli legislativi e fiscali ed i livelli di disoccupazione e di povertà dell’economia fallimentare dello Stato italiano, che sono incompatibili con le potenzialità e necessità economiche speciali di una città-stato con porto franco internazionale.

8. Obblighi degli amministratori del Comune di Trieste.

Anche se nella simulazione di una sovranità italiana non più esistente dal 1947, gli organi dello Stato italiano insediati nel Territorio Libero di Trieste dal Governo amministratore fiduciario svolgono di fatto ed in via esclusiva la funzione di organi dell’amministrazione fiduciaria. Sono pertanto tenuti anch’essi a rispettarne funzioni, poteri e regole, ed a risponderne alla giustizia amministrativa, civile e penale.

Come già sopra argomentato ad 4, gli interventi di assistenza sociale nel Territorio Libero di Trieste sono obbligo amministrativo e di spesa primario per gli enti delegati a compierli, e ciò a prescindere dal titolo di sovranità cui essi si richiamino.

Secondo i principi dell’ordinamento italiano estesi dal Governo amministratore fiduciario al Territorio Libero di Trieste «I Comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale (…). Tali funzioni sono esercitate dai comuni adottando sul piano territoriale gli assetti più funzionali alla gestione, alla spesa ed al rapporto con i cittadini (…).» (L. 328/2000, art. 6. n. 1).

I medesimi principi stabiliscono che i Comuni operano quali enti autonomi (art. 128 Cost) e la loro rappresentatività: «Il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo» (L. 142/1990, art. 2).

Non vi è quindi dubbio quindi che il Comune sia soggetto in via diretta, esclusiva e discrezionale alla responsabilità di stabilire sul proprio territorio le erogazioni di assistenze ai cittadini quale obbligo di intervento e di spesa primario dell’amministrazione e dei singoli amministratori, che come tali sono anche i portatori delle eventuali responsabilità penali, oltre che civili ed amministrativi, delle scelte che essi compiono od approvano con le deliberazioni.

9.Violazioni degli obblighi del Comune di Trieste ed ipotesi penali.

Vi sono prove testimoniali e documentali attendibili che a fronte dello stato di emergenza sociale gravissima di parte sempre più rilevante dei cittadini di Trieste, il Comune in persona degli amministratori responsabili dell’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Cosolini, e delle due precedenti guidate dall’allora sindaco Roberto Dipiazza, hanno destinato e continuano a destinare a bilancio per le assistenze sociali somme di gran lunga inferiori al bisogno ed alle legittime richieste dei cittadini.

Mentre gli stessi amministratori hanno nello stesso tempo continuato a destinare a bilancio per spese secondarie o non obbligatorie somme ingenti che in tal modo risultano sottratte agli obblighi di spesa primari, qual’è quello di rango costituzionale per le assistenze sociali.

Il conseguente rifiuto di assistenze economiche a cittadini poveri motivato con l’asserita mancanza di soldi a bilancio reca danni gravissimi ai richiedenti, che in tal modo si trovano nell’impossibilità di pagare affitti e utenze ed altri servizi essenziali o addirittura di comperare del cibo per sé ed i famigliari, e vengono precipitati in situazioni disperate con esiti spesso anche patogeni e di induzione ad atti estremi, sino al suicidio.

Si tratta perciò di comportamenti di amministratori e funzionati pubblici che possono configurare a loro carico reati dolosi o colposi di falso, omissione o rifiuto di atti d’ufficio, frode, lesioni personali, induzione al suicidio. Più precisamente:

a) possono configurare abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) e frode (640 cp) ai danni degli aventi diritto alle assistenze gli atti deliberativi comunali che distraggano somme da destinare alla spesa obbligatoria di assistenza sociale per destinarle a spese non obbligatorie con vantaggio economico perciò ingiusto di terzi;

b) può configurare reati di falso (art. 479 cp) e frode (640 cp) ai danni degli aventi diritto alle assistenze l’azione amministrativa di restringere i criteri di erogazione delle assistenze sociali adottando parametri di reddito minimo vitale (soglia di povertà assoluta) inferiori al costo reale della vita nel Comune, e/o di ometterne gli adeguamenti;

c) può configurare reati di falso (art. 479 cp) e frode (640 cp) ai danni degli aventi diritto alle assistenze l’adozione di altri atti amministrativi che attestino falsamente in senso riduttivo la gravità del bisogno generale o individuale di assistenze sociali, allo scopo di non erogarle;

d) può configurare reati di falso (art. 479 cp), rifiuto di atti d’ufficio (art.328 c.p.) e frode ai (640 cp) ai danni degli aventi diritto il rifiuto verbale o scritto di assistenze sociali dovute motivato con la mancanza di denaro del Comune se non si tratta di mancanza assoluta, ma relativa alle scelte degli amministratori comunali di destinare ad altro delle somme che essi avrebbero invece il dovere di assegnare ad incremento dell’obbligo di spesa primario per l’assistenza sociale;

e) Le azioni illecite di cui ai tre punti precedenti possono cagionare prevedibilmente a cittadini in grave stato di povertà ed a loro famigliari danni alla salute fisica e mentale (art. 582 c.p.) o induzione al suicidio (art. 580 c.p.) col privarli ingiustamente di assistenze indispensabili alla sopravvivenza materiale e sociale;

10. Reclamo internazionale e denuncia penale

Per tutto quanto sopra il Movimento Trieste Libera, richiamando i precedenti atti già presentati:

Chiede al Governo italiano amministratore fiduciario del Territorio Libero di Trieste di provvedere a regolarizzare entro sei mesi il regime di amministrazione fiduciaria per quanto riguarda le gravissime emergenze sociali dei cittadini di Trieste, ed a garantire loro a tal fine il reddito di base, o reddito di cittadinanza.

Chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quale garante del Territorio Libero di Trieste, di vigilare sull’esecuzione di questi e di tutti gli altri obblighi di mandato del Governo italiano amministratore fiduciario, e di prevedere, in caso di inadempienza, l’assegnazione del mandato fiduciario al Governo di un Paese che non si trovi in conflitto d’interessi col Territorio Libero (Austria, Svizzera od altro) oppure ad un’Authority speciale delle Nazioni Unite, sino alla nomina del Governatore;

Segnala alla Procura della Repubblica in Trieste, con valore di esposto-denuncia per i fatti e nelle ipotesi di reato di cui sopra al punto 9 il sindaco Roberto Cosolini e gli assessori e consiglieri del Comune di Trieste che vi abbiano concorso con atti deliberativi, anche di bilancio.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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