Movimento Trieste Libera

TRIESTE LIBERA E LA QUESTIONE TLT

NOI_LEGGE

PERCHE’ IL MOVIMENTO TRIESTE LIBERA E’ IL MAGGIOR OSTACOLO ALLA SOLUZIONE ILLEGITTIMA DEL CONTENZIOSO INTERNAZIONALE  DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

Il Movimento Trieste Libera (MTL da qui in avanti) è diventato il principale gruppo politico di Trieste nel 2013. Si batte per il riconoscimento dello status giuridico del Territorio Libero di Trieste deciso dal Trattato di Pace del 1947 quale Stato indipendente in attuale regime di amministrazione civile provvisoria affidata al Governo italiano con il Memorandum di Intesa di Londra del 5 ottobre del 1954 ed estesa al Porto Franco di Trieste (riconosciuto dalla XVIª Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).

MTL ha basato i suoi interventi su denunce dirette alle autorità italiane e alle Nazioni Unite chiedendo il ripristino del regime di amministrazione civile provvisoria che l’Italia ha sostituito con una propria sovranità di fatto iniziata nel 1963 con l’incorporazione della Zona A del TLT nel territorio della Repubblica italiana (a seguito della costituzione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia). Nel 1977 la Zona A del TLT diventa secondo le autorità italiane definitivamente territorio sotto sovranità dello Stato italiano a seguito della ratifica del Trattato di Osimo accordo bilaterale con la Jugoslavia.

MTL non riconosce la validità del Trattato di Osimo e la sovranità della Repubblica italiana sulla Zona A del TLT. Le richieste di MTL riguardano la sola Zona A del TLT con il Porto Franco di Trieste, non spingendosi ad affrontare la questione della Zona B a seguito del mutamento dello Status giuridico di quest’ultima avvenuto nel 1992 con l’incorporazione nelle neonate Repubbliche di Slovenia e di Croazia.

MTL ha ottenuto risultati crescenti non riconoscendo la sovranità italiana e facendo dichiarare il difetto di giurisdizione da centinaia di cittadini davanti ai giudici italiani. Il 15 settembre del 2013 al corteo per la ricorrenza dell’indipendenza del Territorio Libero organizzata da MTL hanno partecipato  migliaia di persone (circa 8.000).

L’azione di MTL è ritenuta dallo Stato italiano destabilizzante. Il Movimento è costantemente tenuto sotto controllo e dopo il 15 settembre del 2013 sono state intensificate le misure di contrasto per bloccarne o ostacolarne le attività anche con inchieste giudiziarie pretestuose e pilotate per colpire i vertici di MTL.

Le azioni di contrasto più efficaci si sono rivelate comunque quelle condotte dall’interno dello stesso Movimento sfruttandone i punti deboli già individuati e utilizzando a tale scopo persone inserite a vari livelli nel gruppo. Le infiltrazioni sono iniziate fin dalla creazione di MTL e rafforzate poi seguendo la crescita del Movimento.

Sfruttando questi elementi è stata innescata una crisi ai fini di, da una parte, danneggiare pesantemente l’immagine pubblica del Movimento e creare confusione nella popolazione  e dall’altra per aprire la strada alla partecipazione alle elezioni amministrative italiane del 2016. Un duplice obiettivo che si è tradotto in pratica nel tentativo di smantellamento dell’attuale Movimento indipendentista e, non riuscendovi, nella sua clonazione con un più morbido gruppo autonomista, formato dai fuoriusciti da MTL,  denominato “Territorio Libero 3”, sulle orme della defunta Lista per Trieste.

MTL risulta collegato ad una charity di diritto inglese denominata TRIEST NGO in cui sono presenti gli stessi fondatori di MTL. A seguito della scissione sono stati estromessi da TRIEST NGO i componenti di MTL “legalisti” ovvero che sostengono la causa dell’indipendenza della Zona A del TLT senza compromessi con l’Italia.

TRIEST NGO, registrata a Londra, avrebbe dovuto sostenere a livello internazionale le cause giudiziarie a difesa dei cittadini della Zona A del TLT, ma su questo si possono ormai avere fondati dubbi. Dopo la scissione TRIEST NGO risulta infatti essere sotto controllo del gruppo dissidente che punterebbe a riaprire la questione della Zona B in collaborazione con il nuovo movimento “Territorio Libero 3”, anche organizzando azioni in Slovenia e Croazia.

La TRIEST NGO ha commissionato ad uno studio inglese di diritto internazionale un’expertise sulla questione del Territorio Libero di Trieste. L’expertise è stato finanziato da MTL prima della scissione. Dopo la scissione i dissidenti che avevano preso il controllo della TRIEST NGO hanno comunicato che non avrebbero mai consegnato l’expertise a MTL.

L’expertise non è mai stato reso pubblico anche se TRIEST NGO dichiara che è stato a loro consegnato nel febbraio 2015. La redazione dell’expertise è stata affidata agli avv.ti prof. Guglielmo Verdirame e dr. Thomas D. Grant, della sezione di diritto pubblico internazionale, presieduta da Sir Elihu Lauterpacht, dello studio legale associato “20 Essex Street”. Il prof. Guglielmo Verdirame risulta essere consulente del governo italiano nella vicenda dei marò in India.

E’ molto probabile che l’expertise (per la cui realizzazione MTL ha fornito – oltre che i fondi – anche documenti delle molteplici  azioni giudiziarie, analisi e atti internazionali prodotti dal Movimento) sia stato modificato per affrontare la questione della Zona B in maniera da rendere più difficile il riconoscimento dell’attuale status giuridico della Zona A amministrata tuttora dal governo italiano.

I dissidenti infatti si dissociano dalla posizione di MTL basata sul riconoscimento del Territorio Libero negli attuali confini comprendenti la Zona A e il Porto Franco di Trieste. Da evidenziare che sia TRIEST NGO che Territorio Libero 3 nelle loro rivendicazioni sull’ex Zona B, che andrebbero ad intaccare la  sovranità di Slovenia e Croazia e che sono molto simili a quelle dei gruppi nazionalisti italiani finanziati dall’Italia, sono sostenuti dall’UNPO (Organizzazione dei popoli non rappresentati) il cui segretario è l’italiano Marino Busdachin (partito radicale).

Tramite l’UNPO la TRIEST NGO avrebbe portato all’attenzione dell’alto commissariato ONU di Ginevra per i diritti umani una richiesta di cittadinanza per il Territorio Libero di Trieste sottoscritta da circa 300 persone e che servirebbe ad estendere ufficialmente la vertenza anche alla Slovenia ed alla Croazia.

Si arriverebbe così  ad un probabile accordo tra i tre Paesi con mediazione ONU per la risoluzione definitiva della questione del Territorio Libero con riconoscimento della sovranità italiana sul territorio di Trieste ed un accordo, seppur meno facile, per il Porto Franco di Trieste garantendone lo sfruttamento parziale ai Paesi che su di esso vantano diritti. Una soluzione a danno dei cittadini del Territorio Libero e a vantaggio esclusivo delle potenze occupanti: Italia e Unione Europea.

L’unico ostacolo al completamento di questo piano è rappresentato dalla ferma posizione di MTL che continua ad opporsi a tutti gli atti illegittimi delle autorità italiane a Trieste: dalle tasse all’esproprio del patrimonio pubblico (demanio) del TLT, dall’illegittimità della giurisdizione giudiziaria alle elezioni.

Elezioni imposte dalla Repubblica italiana nell’attuale Territorio Libero con un atto di annessione peraltro mai dichiarato a livello internazionale. Ed è proprio sull’opposizione alle illegittime elezioni, supportata da ricorsi inattaccabili in diritto,  attuata ad ogni tornata elettorale che rischia di saltare la fragile costruzione su cui si vorrebbe basare la soluzione politico-diplomatica del contenzioso internazionale del TLT.

Per questo motivo l’Italia ha la necessità di ricondurre l’azione indipendentista all’interno del recinto istituzionale: i “ribelli” devono riconoscere la piena sovranità dello Stato italiano sulla Zona A del TLT. Questo risultato potrà essere ottenuto solo convincendo i movimenti indipendentisti a partecipare alle prossime elezioni amministrative del 2016 promettendo loro una larga autonomia al posto di una impossibile (secondo l’Italia) indipendenza.

Su questo punto è stato molto esplicito il segretario dell’UNPO Busdachin nel suo intervento (estate 2014) in appoggio al neocostituito movimento Territorio Libero 3 dopo la scissione avvenuta in MTL. Busdachin ha affermato che l’appoggio dell’UNPO era condizionato dal fare “piazza pulita del vecchio indipendentismo”. Il vecchio indipendentismo (MTL) è appunto quello che non riconosce la sovranità dell’Italia su Trieste.

Ed è proprio la posizione intransigente e legalitaria di MTL, contraria ad ogni compromesso con chi sta calpestando da sessant’anni – con collusione dei distratti garanti del Territorio Libero – il Trattato di Pace e i diritti di un popolo, l’unica ancora di salvezza per la difesa di Trieste e del suo Porto Franco.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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