Movimento Trieste Libera

LA PROVINCIA ITALIANA DI LUBIANA

Dal sito “Crimini di guerra italiani perpetrati contro gli sloveni”
Ufficiali italiani si fanno fotografare vicino al filo spinato con il quale le autorità occupatrici italiane avevano circondato la capitale della Slovenia, Ljubljana, trasformandola in un immenso campo di prigionia. Migliaia di persone verranno deportate nelle decine di campi di concentramento italiani, da Rab a Gonars, da Visco a Monigo, Renicci ed altri. Moriranno migliaia di civili sloveni e croati, soprattutto bambini, donne e vecchi, colpevoli solamente di non essere italiani. Nel campo di Rab il tasso di mortalità medio risulterà essere superiore a quello del campo di concentramento nazista di Buchenwald.
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VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
RE D’ITALIA E DI ALBANIA
IMPERATORE D’ETIOPIA

Visto l’art. 18 della legge 19 gennaio 1939-XVII, n. 129;

Ritenuta la necessità e l’urgenza di provvedere;

Udito il Gran Consiglio del Fascismo;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

I territori sloveni, i cui confini sono delimitati come dall’allegata carta, vidimata d’ordine Nostro dal DUCE del Fascismo, Capo del Governo, fanno parte integrante del Regno d’Italia e costituiscono la provincia di Lubiana.

Art. 2.

Con decreti Reali, da emanarsi su proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo, Ministro per l’interno, saranno stabiliti gli ordinamenti della provincia di Lubiana, la quale, avendo una popolazione compattamente slovena, avrà un ordinamento autonomo con riguardo alle caratteristiche etniche della popolazione, alla posizione geografica del territorio e alle speciali esigenze locali.

Art. 3.

I poteri di governo saranno esercitati da un Alto Commissario, nominato con decreto Reale su proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo, Ministro per l’interno.

Art. 4.

L’Alto Commissario sarà assistito da una Consulta composta di 14 rappresentanti scelti tra le categorie produttrici della popolazione slovena.

Art. 5.

Il servizio militare non sarà obbligatorio per la popolazione slovena della provincia di Lubiana.

Art. 6.

Nell’insegnamento elementare sarà obbligatoria la lingua slovena. Nelle scuole medie e superiori sarà facoltativo l’insegnamento della lingua italiana.

Tutti gli atti ufficiali saranno redatti nelle due lingue.

Art. 7.

Il Governo del Re è autorizzato a pubblicare nel territorio della provincia di Lubiana lo statuto e le altre leggi del Regno e ad emanare le disposizioni necessarie per coordinarlo con la legislazione ivi vigente e con gli ordinamenti che saranno stabiliti a norma dell’art. 2.

Art. 8.

Il presente decreto entra in vigore dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno e sarà presentato alle Assemblee legislative per la conversione in legge.

Il DUCE del Fascismo, Capo del Governo, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 3 maggio 1941‐XIX.

VITTORIO EMANUELE
MUSSOLINI
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E’ questo il testo della legge italiana con la quale Lubiana veniva annessa all’Italia. E con essa il territorio della Slovenia meridionale. Questo accadeva il 3 maggio del 1941 dopo l’attacco delle truppe dell’Asse che in 12 giorni avevano occupato il Regno di Jugoslavia.

L’occupazione militare italiana della “nuova provincia” fu durissima. Le truppe italiane si resero responsabili di efferati crimini di guerra contro la popolazione slovena. E la città di Lubiana divenne un campo di concentramento a cielo aperto.

La stessa crudeltà degli occupanti contribuì a far crescere la lotta di liberazione partigiana contro gli odiati fascisti. Tra fucilazioni e deportazioni di massa i due anni e mezzo di occupazione italiana rappresentarono una delle peggiori pagine nella storia del popolo sloveno.

Un incubo che cessò solamente con la fine della guerra e la sconfitta delle potenze dell’Asse. La seconda guerra mondiale costò alla piccola Slovenia 60.000 morti su una popolazione di 1.600.000 persone.

La Slovenia arrivò finalmente alla sua agognata indipendenza nel 1991, dopo quasi un cinquantennio, e solo alla dissoluzione della Repubblica Federativa Jugoslava.

Ma per l’Italia la provincia di Lubiana è rimasta territorio dello Stato fino al 2009, quando la legge di costituzione del territorio annesso venne alla fine abrogata.

Una specializzazione alla violazione dei trattati internazionali che rende l’Italia un paese davvero straordinario. Oltre alla provincia di Lubiana il Trattato di Pace del 1947 stabiliva, a seguito della creazione del nuovo Stato indipendente del Territorio Libero di Trieste, la cessazione della provincia di Trieste quale ente giuridico dello Stato italiano. Ed anche in questo caso l’Italia ha preferito dimenticarsi degli obblighi. A Trieste l’Italia sta così simulando una propria sovranità inesistente a norma di legge estendendola al Porto Franco internazionale.

Due province inesistenti poste sotto il tallone dell’occupante italiano e un territorio ancora da liberare: quello “Libero di Trieste”.

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Tra i primati europei della Resistenza antifascista gli Sloveni detengono anche quello temporale. La dovettero iniziare infatti già negli anni Venti e Trenta nelle regioni di frontiera etnicamente slovene, croate e miste (per circa 850.000 persone) dell’impero austro-ungarico che il Regno d’Italia aveva annesso espandendosi con la prima guerra mondiale verso est sino ai Carsi, all’Istria, a Fiume-Rijeka ed alla Dalmazia e sottoponendovi queste tre componenti, e dal 1938 anche quella ebraica, a politiche razziali genocide e sempre più violente, definite esplicitamente come “bonifica etnica” contro “razze inferiori”.

Dal libro di Paolo G. Parovel “1400 ANNI DI CONTRIBUTI STORICI DEL POPOLO SLOVENO ALLA STABILITA’, PACE E SICUREZZA D’EUROPA”

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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