Movimento Trieste Libera

UN SACRIFICIO MAI DIMENTICATO

Depuratore

L’8 ottobre del 2001 terminavano le vite di due giovani triestini, Paolo Sardo e Stefano Miniussi. Due operai addetti alla manutenzione del depuratore di Servola.

La loro storia è quella di un tragico sacrificio che aveva fatto emergere una vergognosa vicenda nascosta del sistema di malaffare dominante a Trieste: il principale impianto di depurazione delle acque reflue di Trieste era stato collaudato ed era entrato in servizio senza una parte essenziale per il trattamento delle acque. Mancava lo stadio di depurazione biologico che unito all’assenza del trattamento terziario di affinamento e denitrificazione rendeva l’impianto assolutamente inadeguato e inefficiente.

In pratica anziché immettere a mare acque depurate scaricava continuamente liquami con sostanze organiche in sospensione. E la conseguenza di questa errata progettazione rendeva anche più pericolosa la manutenzione dell’impianto per gli operai che scendendo nelle vasche di decantazione potevano incappare nelle pericolose sacche di gas che si sprigionavano dai processi di decomposizione. Come capitato appunto a Paolo Sardo e Stefano Miniussi.

Il più grande e costoso depuratore di Trieste era un bluff coperto da una accurata rete disinformativa che per anni aveva fatto credere che il nuovo impianto fosse un gioiello tecnologico che garantiva la salute e l’ambiente, mentre in realtà, come dimostrato dal tragico incidente costato la vita ai due operai, si era permesso, addirittura autorizzato, un inquinamento che era andato ad intaccare l’intero delicato ecosistema del Golfo di Trieste, danneggiando anche Slovenia e Croazia. Le pesanti responsabilità coinvolgevano in toto l’amministrazione comunale di Trieste, la società ACEGAS che gestiva l’impianto per conto del Comune, e tutti gli organi di controllo che avevano eluso le proprie responsabilità.

L’inchiesta penale avviata a seguito della morte dei due operai avrebbe permesso di fare finalmente giustizia, nel rispetto delle vittime, nei confronti di questo sistema di corruzione pubblica. Ma le cose andarono diversamente, il “sistema” si difese. Le pressioni sui familiari delle vittime furono fortissime. Andare fino in fondo significava indagare su anni di malgoverno istituzionalizzato: tutti erano responsabili. E quindi tutto venne insabbiato salvando il Comune di Trieste e l’ACEGAS e scaricando le responsabilità dell’incidente mortale sulla ditta CREA di Milano che aveva fatto la manutenzione dell’impianto.

Per la morte di Paolo Sardo e Stefano Miniussi alla fine vennero condannati due dirigenti della CREA: un anno con la condizionale. Pena lievissima, tanto per dimostrare che “giustizia” era stata fatta. Le famiglie delle vittime vennero risarcite e lo scandalo dei depuratori fantasma e della loro rete di corruzione venne coperto garantendo il sistema politico locale (LINK).

E sarebbe finita così. Il malgoverno triestino aveva dimostrato una volta di più la sua perfetta tenuta ed era inscalfibile alla stessa autorità giudiziaria. Cose che non potevano capitare nemmeno nelle terre dove le mafie erano profondamente radicate. Nonostante quel sacrificio umano, quei depuratori che avvelenavano il Golfo di Trieste e con esso anche i cittadini avrebbero continuato la loro attività.

La variabile non controllabile ero io. Avevo seguito le vicende processuali e decisi di non arrendermi di fronte a quello che vedevo e che mi disgustava. Per me non era possibile accettare tutto questo, accettare di piegarsi davanti al prepotere mafioso. Ma mi trovavo contro tutti. Compresa l’autorità giudiziaria, perché tutto doveva essere messo a tacere per interessi superiori. Ovvero per non disturbare il regime che il Governo italiano aveva permesso si insediasse in una terra amministrata come una colonia. Ero quindi solo davanti al nemico. Ed è una di quelle situazioni  in cui devi davvero trovare tutta la tua forza. Perché sai che la tua vita sarà segnata per sempre da quello che farai.

Andai avanti, nonostante pressioni e minacce, perché ritenevo che fosse la cosa giusta. Anche per quei due ragazzi morti, che tutti avevano dimenticato, ma non io. E così presentai la denuncia alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo sull’inquinamento transfrontaliero causato dalla rete di trattamento delle acque reflue  di Trieste che non funzionava, spezzando il muro di omertà che fino a quel giorno aveva protetto l’affare dei depuratori fantasma (ne parlo nel post “La denuncia di un cittadino” pubblicato su questo stesso blog: LINK).

La petizione 1459/07 portò all’avvio nel 2009 della procedura di infrazione contro l’Italia. Ed è a seguito di questa denuncia che l’Unione Europea ha poi imposto la realizzazione del nuovo depuratore fognario di Servola, quello da 52,5 milioni di euro, e il rinnovamento dell’intera rete di depurazione delle acque reflue di Trieste.

Grazie a quel sacrificio che qualcuno non ha dimenticato.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

 

petizione_depuratori

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