Movimento Trieste Libera

LA RITIRATA

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A due mesi dall’udienza (15 maggio) della causa fiscale promossa dall’I.P.R. F.T.T., e a cui si è associato il Movimento Trieste Libera, l’aspettativa di un risultato importante è sempre più visibile tra le oltre 500 persone e imprese che fino ad oggi si sono costituite in giudizio contro il Governo italiano per chiedere l’immediato ripristino del regime fiscale indipendente di Trieste e del suo Porto Franco Internazionale.

La causa in sé rappresenta un ostacolo difficilmente superabile da parte del Governo italiano che amministra il Territorio Libero di Trieste. E se ne stanno rendendo conto tutti. Che il ricorso, con il quale viene chiesto di dichiarare “la carenza assoluta di titolo del Governo italiano, e di suoi organi e di altri soggetti giuridici da esso delegati, ad imporre, riscuotere ed incamerare nell’attuale Free Territory of Trieste la cui amministrazione civile provvisoria è affidata alla responsabilità del Governo italiano, e nel Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste, tributi ed altre entrate fiscali in nome, per conto ed a bilancio dello Stato e di enti pubblici territoriali ed istituzionali e di amministrazioni pubbliche (inclusi Provincia e Comuni) e concessionari di pubblici servizi della Repubblica Italiana”, sia inattaccabile in diritto lo ha già dimostrato la prima udienza alla quale clamorosamente il Governo italiano, pur essendosi costituito, non si è presentato con i propri avvocati, dando così una dimostrazione di grande imbarazzo.

E così hanno fatto anche le altre amministrazioni pubbliche chiamate in causa (tutte le amministrazioni fiscali: Ministero economia, agenzie entrate, demanio, dogane e monopoli) con esclusione dell’INPS unico tra i citati presente all’udienza introduttiva. Difese debolissime quelle depositate, e in atti, dal Governo italiano e dalle sue rappresentanze. Difese già smantellate alla prima udienza e poi dagli ulteriori atti depositati dall’I.P.R. F.T.T.. E tra questi l’ultima expertise  con il quale il Governo italiano viene richiamato alle sue responsabilità fino ad ora pretermesse, confermate come obblighi dallo stesso ordinamento italiano.

Tra due mesi in quella che sarà una delle udienze più importanti, affollate e decisive mai svoltesi nel tribunale di Trieste, arriveremo all’epilogo di questa causa che rappresenta, non solo per Trieste e per i triestini, il giorno della verità e il punto di partenza per ricostruire finalmente un futuro non più condizionato dalle illegittime imposizioni fiscali della vicina Repubblica italiana.

Intanto in vista dell’udienza si indebolisce anche la presenza a Trieste delle Agenzie fiscali italiane con la chiusura di alcune delle proprie rappresentanze. Dopo il trasferimento dell’Agenzia del Demanio a Udine, ora tocca all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Entrambe sono citate nella causa fiscale.

Ed infatti la sola presenza nel Territorio Libero di Trieste di amministrazioni fiscali italiane che impongano e riscuotano tasse, dazi, accise e gestiscano i beni pubblici dello Territorio Libero, per conto della Repubblica Italiana, costituisce contemporaneamente violazione degli obblighi internazionali assunti dalla Repubblica Italiana e dal Governo italiano e delle stesse leggi italiane che li confermano. E si può ben capire quindi l’imbarazzo di chi (Governo italiano) dovrebbe spiegare agli osservatori internazionali il motivo della presenza a Trieste di sedi delle amministrazioni fiscali italiane che impongono e incassano tributi a favore dello Stato italiano invece che del Territorio Libero di Trieste amministrato.

Dopo la “dipartita” dell’Agenzia del Demanio e di quella delle Dogane e dei Monopoli, delle amministrazioni fiscali-tributarie-previdenziali citate nella causa  1757/17 rimangono a Trieste ancora l’Agenzia delle Entrate e l’INPS…

Translated from blog “Ambiente e Legalità” – “Environment and Legality” by Roberto Giurastante

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