Movimento Trieste Libera

IL NODO DEI RIFIUTI NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

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RIFIUTI SPECIALI DALLA CAMPANIA E DAL LAZIO NELL’INCENERITORE DI TRIESTE?

Cosa sta accadendo nel Territorio Libero di Trieste per quanto riguarda il nodo irrisolto dell’inquinamento ambientale? Negli ultimi due anni, non potendo più negare l’esistenza di una situazione drammatica, le amministrazioni pubbliche hanno avviato una campagna propagandistica disinformativa per cercare di rassicurare l’opinione pubblica.

Campagna propagandistica attuata con la collaborazione indispensabile del principale organo disinformativo del regime italiano nel Territorio Libero di Trieste, ovvero il quotidiano monopolista Il Piccolo.

Certo, non è più facile nascondere l’esistenza delle grandi discariche che tappezzano questo piccolo Stato in regime di amministrazione provvisoria affidata al Governo italiano. Ma è perlomeno possibile confondere le idee e far credere alla popolazione che la situazione sia tranquilla, perfettamente sotto controllo.

Ormai le prove di questo disastro ambientale sono disponibili per tutti, almeno da quando le notizie non possono più essere sottoposte alla totale censura dei media di regime. E da quando è uscito un libro, Tracce di legalità – Come le mafie e le corruzioni italiane inquinano il Territorio Libero di Trieste, che affronta direttamente la dura realtà di questa situazione coperta da decenni di interessati silenzi istituzionali che ha visto Trieste trasformata in discarica di Stato per l’Italia.

È un inquinamento, quello italiano nel Territorio Libero di Trieste, che in realtà continua giorno dopo giorno. Garantito ad esempio da un inceneritore che viene utilizzato non tanto per i rifiuti prodotti a livello locale (il Territorio Libero, con i suoi 212 km2, da questo punto di vista è autosufficiente), quanto per incenerire i rifiuti provenienti dall’Italia.

Soprattutto quelli che nessuno vuole, i famigerati tossico nocivi e speciali (sigle dietro alle quali si nascondono quei veleni che devono semplicemente essere fatti sparire di nascosto) che dalle loro terre di produzione (Italia meridionale) prendono la strada del Nord. E Trieste è spesso punto di arrivo finale di questi letali veleni di Stato.

Dopo essere stato utilizzato in una delle tante fasi dell’emergenza rifiuti continuata della Campania (2012, come denunciavo anche attraverso Greenaction Transnational: LINK), l’inceneritore di Trieste è entrato nuovamente nelle mire di chi gestisce questo lucroso affare  a danno della salute dei cittadini.

Il traffico sembra già essere in corso con i grandi autoarticolati che trasportano verso il Territorio Libero di Trieste rifiuti speciali dalla Campania e dal Lazio. Si potrebbe dire che mafia capitale e camorra abbiano trovato un comodo sito definitivo dove smaltire le loro schifezze. E questo grazie, come al solito, alla disponibilità delle amministrazioni locali.

L’inceneritore, che è appunto sovradimensionato per Trieste, viene visto esclusivamente come una macchina per fare soldi. Più rifiuti brucia, più soldi entrano nelle casse della società privata che lo gestisce.

Si perché l’inceneritore di Trieste, bene pubblico del Territorio Libero di Trieste, è stato trasferito ad una impresa italiana, il gruppo Hera in cui è confluita l’ex municipalizzata triestina che gestiva lo smaltimento dei rifiuti.

Il problema è che più rifiuti si bruciano, più gravi sono anche le conseguenze sanitarie sulla popolazione locale. Più rifiuti inceneriti, più tumori. E non solo per i triestini cittadini del Territorio Libero, ma anche per i vicini sloveni investiti pienamente dalle nuvole di diossine che ricadono ben oltre Capodistria – Koper e il litorale della Slovenia.

Ma in definitiva basta che nessuno sappia. E poi c’è il comodo capro espiatorio della Ferriera di Servola, che sembrerebbe quasi l’unico impianto inquinante a Trieste. Mentre la Slovenia non è mai stata molto attenta su questo inquinamento transfrontaliero di fronte al quale è senza difesa.

Ora si parla di un potenziamento di questo traffico di morte che scorre sull’asse Napoli-Roma-Trieste. Dieci camion autoarticolati  a settimana con il loro carico da 40 tonnellate di veleni. Sarebbero circa 19.000 tonnellate all’anno. Il 15% dei rifiuti che ogni anno finiscono nell’inceneritore di Trieste. Davvero tanto, troppo. Specie se si tratta di quei pericolosissimi rifiuti. Ma ne vogliono portare di più, tanto i triestini accettano tutto.

Infatti i solerti cittadini del Territorio Libero di Trieste amministrati continuano a fare un’inutile raccolta differenziata e a pagare le salatissime bollette per consentire agli altri di utilizzare il proprio inceneritore (realizzato all’interno del Porto Franco Internazionale di Trieste, sopra una delle grandi discariche di diossina occultate dall’amministratore italiano), senza nemmeno sapere cosa brucia. Basta far finta che tutto vada bene e chiudere gli occhi mentre ti stanno assicurando ogni giorno la tua lenta morte.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità”di Roberto Giurastante

Mortalità per provincia (morti x 1000 abitanti): Trieste ai vertici per numero di decessi.  

Forte l’incidenza dei tumori e le patologie respiratorie.

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