Movimento Trieste Libera

NESSUNA EVERSIONE

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TERMINA IL PROCESSO PER LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA NEL 2014 DA TRIESTE LIBERA A DIFESA DEL PORTO FRANCO NORD. RESPINTE LE RICHIESTE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TRIESTE CHE CHIEDEVA LA CONDANNA DEGLI IMPUTATI PER ADUNATA SEDIZIOSA ED EVERSIONE: IL FATTO NON SUSSISTE.

Un processo che non si doveva fare, ma che è stato pervicacemente sostenuto dalla Procura della Repubblica di Trieste per motivi politici dalla pubblicazione di notizie riservate sulle indagini in corso sul Piccolo fino alla sua conclusione di ieri. Un processo avviato e voluto dal P.M. Federico Frezza, che peraltro mai si è fatto vedere in aula nella decina di udienze del dibattimento.

È stata una forzatura enorme quella della Procura della Repubblica: cercare di reprimere le più che legittime richieste dei cittadini del Territorio Libero di Trieste a difesa del Porto Franco,  minacciato dalle speculazioni immobiliari illegittime sostenute dalle amministrazioni locali, trasformando i pacifici e legalitari manifestanti in eversori e terroristi.

Una forzatura, questa sì davvero dal sapore eversivo. Non è forse eversione disconoscere le stesse leggi della Repubblica italiana che confermano i trattati internazionali vigenti a cui i cittadini si appellavano?

Ora la prima parte di questo processo è terminata. Adesso l’appello per coloro che sono stati condannati. Lo strascico di questo processo, che avrebbe dovuto chiudersi già in primo grado con la piena assoluzione per tutti gli imputati, è rappresentato da quelle che sembrano condanne tattiche per evitare la totale debacle dell’accusa sostenuta, non dimentichiamocelo, da indagini e con testimonianze della Questura di Trieste.

Ecco così che, mentre il capo di imputazione più pesante che aveva portato il P.M. a chiedere la condanna per “adunata sediziosa” con il condimento della “ribellione verso i pubblici poteri e verso gli organi dello Stato” (ovvero eversione) è stato cassato dal giudice perché “il fatto non sussiste”, dieci degli imputati sono stati condannati per avere partecipato a una manifestazione non preannunciata.

Stranamente la manifestazione “non preannunciata” era stata resa pubblica con tanto di conferenza stampa a cui avevano partecipato, facendone pure le riprese video, i poliziotti della DIGOS (Questura) di Trieste.

E che la manifestazione non dovesse essere autorizzata era ed è ben chiaro a tutti, come ribadito nel mio stesso intervento di replica nell’udienza conclusiva di ieri (pubblicato a questo LINK): le libertà democratiche di manifestazione e di opinione dal 1948 non sono più soggette all’autorizzazione pretesa dall’accusa.

Nessun problema quindi ora ad andare in appello. Sollevando una volta di più l’eccezione di giurisdizione. Ma sapendo che questa volta la Corte di Appello dovrà davvero fare miracoli: il fronte difensivo della menzogna di Stato contro i diritti del Territorio Libero e dei suoi cittadini sta cedendo.

Come è stato dimostrato anche dal recente decreto del Governo italiano, amministratore provvisorio del Free Territory of Trieste, per la gestione del Porto Franco di Trieste. Un decreto frutto di una pressione internazionale sviluppata proprio a seguito delle azioni politico diplomatiche di Trieste Libera negli ultimi anni.

Compresa  quella manifestazione del 10 febbraio 2014 per la quale decine di cittadini dell’attuale Territorio Libero di Trieste sono perseguitati da un’autorità giudiziaria in sempre più evidente conflitto di interessi con il proprio stesso Paese.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità”di Roberto Giurastante

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