Movimento Trieste Libera

QUESTIONI DI BENI PUBBLICI

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Ex caserma della Polizia Stradale a Roiano:
è uno dei beni pubblici del Territorio Libero di Trieste.

LE DISINVOLTE TRUFFE DELLE AUTORITA’ ITALIANE AI DANNI DEL PATRIMONIO PUBBLICO DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE 

Stanno forzando per svendere l’intero patrimonio pubblico del Territorio Libero di Trieste, facendo credere che appartenga allo Stato italiano. Questa in sintesi l’operazione in corso da tempo e accelerata negli ultimi mesi a Trieste. Dopo la tentata ma non riuscita (anche se non lo dicono) sdemanializzazione di una parte del Porto Franco di Trieste (il Porto Vecchio, o più correttamente Porto Franco Nord) ci riprovano dovunque sia possibile.

Così fioccano progetti e proposte di “s”vendita per beni del valore complessivo di miliardi di euro. E gli improvvisati “agenti immobiliari” del caso sono da una parte l’Agenzia del Demanio dello Stato Italiano che simula o addirittura afferma di essere legittima proprietaria dell’intero patrimonio pubblico esistente a Trieste, dall’altra lo stesso Comune di Trieste che, occupato dalle autorità italiane (il Sindaco e l’intero Consiglio Comunale vengono imposti a seguito di elezioni amministrative dello Stato confinante, ovvero della Repubblica Italiana), si presta a questa simulazione di sovranità accettando il trasferimento di questi beni, e partecipandovi, come se fossero legittimamente dello Stato italiano.

Una truffa “quasi” perfetta, se non fosse che in mancanza di qualsiasi titolo di proprietà ogni trasferimento di beni è nullo in diritto, e quindi sempre contestabile. E che i beni in questione non appartengano al Demanio dello Stato Italiano è pacifico: lo stabilisce il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 che determina la nascita del Territorio Libero di Trieste (art. 21 del Trattato di Pace).

Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1 dell’Allegato X del Trattato di Pace, ratificato ed eseguito nell’ordinamento italiano quale legge dello Stato con L. 811/1947, Dlgs CPS 1430/1947 e L. 3054/1952, l’intero patrimonio pubblico prima intestato allo Stato italiano è stato trasferito per legge al demanio di Stato del Territorio Libero di Trieste – Free Territory of Trieste, che dal 1954 è affidato all’amministrazione civile provvisoria del Governo Italiano, e sul quale lo Stato italiano, ovvero la Repubblica Italiana, non vanta alcun diritto.

E tale situazione di diritto è immutata ed immutabile, non avendo l’Italia (e men che meno il Comune di Trieste quale rappresentanza periferica dello Stato italiano) alcun potere di modificare il Trattato di Pace e di conseguenza il proprio stesso ordinamento in vìolazione dei principi della sua Costituzione.

Se questa è la situazione di diritto peraltro gli improvvisati agenti immobiliari che agiscono contro le stesse leggi della Repubblica italiana (quindi del loro Stato) non si scoraggiano. E provano in tutti i modi ad aggirare l’ostacolo cercando i punti più facili in cui penetrare nella linea difensiva del diritto internazionale che fa parte dell’ordinamento italiano.

E non dimentichiamoci che dietro a questi personaggi, investititi del ruolo di  amministratori e funzionari pubblici, gravita il vasto mondo delle corruttele italiane: una galassia di intrecci tra politica e mafie grandi e piccole che è tra le principali responsabili del collasso economico del Belpaese, e che a Trieste ha potuto svilupparsi senza alcun disturbo per ragioni di Stato (è anche grazie a questa rete di corruzioni che l’Italia simula la sua sovranità sul TLT).

Un esempio di questa manovra aggirante nei confronti della legalità è ben rappresentata dal progetto di “riqualificazione” dell’area dell’ex caserma della Polizia Stradale. Si tratta di un vasto complesso situato nel rione di Roiano nelle vicinanze della Stazione Centrale e del Porto Franco Nord (Porto vecchio).

Come si procede per far passare una grossa operazione immobiliare illegittima per un progetto di pubblica utilità? Facendo credere di lavorare per soddisfare le richieste dei cittadini. Al posto della caserma si propone un’area verde, un bosco urbano, qualche parcheggio interrato, un’asilo, qualche struttura ricreativa, e così il gioco è fatto: la gente è contenta e tutto può andare avanti.

Peraltro per potere attuare questa trasformazione bisogna demolire tutte le strutture esistenti (muri di cinta, edifici) ed anche abbattere i “vecchi” alberi che nell’ottica dei progettisti comunali non servono più (saranno malati diranno perché alcuni hanno più di 70 anni…). Spariranno così anche un abete ed alcuni cedri himalayani: ha senso creare un’area verde con alberelli da piantare al posto degli alberi d’alto fusto esistenti? Ovviamente no, ma qui stiamo parlando di affari e quindi di soldi, che più lavori inutili si fanno più ne girano. E il “progresso” della speculazione edilizia, in genere con subappalti a ditte italiane invece che del Territorio Libero, non può fermarsi.

Ma il capolavoro era già stato fatto prima facendo sloggiare la Polizia dalla caserma. Sfrattare le forze dell’ordine? Non è mica facile… E invece la soluzione è stata brillantemente trovata: la costruzione di una nuova caserma a spese del Comune, che in cambio riceve in dote la vecchia caserma per “riqualificarla” in piazza. Tutto questo in base ad un accordo di programma tra Agenzia del Demanio dello Stato Italiano e Comune di Trieste.

Io do una cosa a te tu dai una cosa a me: questa la logica, e gli appalti con soldi pubblici raddoppiano. Peccato che il bene su cui si stava decidendo non fosse di proprietà del Demanio dello Stato italiano, e che quindi l’Agenzia del Demanio italiana non avendo alcun titolo di proprietà non potesse stipulare alcun contratto o accordo.

Come hanno fatto a far credere di essere i legittimi titolari del bene? Semplice “dimenticandosi” di iscrivere gli obblighi derivanti dal Trattato di Pace sui beni pubblici o meglio intavolandoli a nome di un generico Demanio di Stato senza specificare che fosse del Territorio Libero di Trieste. E’ questo il trucco che hanno  sempre utilizzato per cercare di sottrarre al Trieste l’intero patrimonio pubblico ed anche il Porto Franco.

Ma, probabilmente, per cautelarsi, nel caso dell’ex caserma della Polizia Stradale l’Agenzia del Demanio non ha trasferito al Comune di Trieste la proprietà dell’area riservandola ad una successiva sdemanializzazione a lavori ultimati. Domanda: possibile iniziare lavori su un’area di cui non si ha nemmeno uno straccio di proprietà investendoci pure notevoli risorse economiche pubbliche? Secondo il Comune di Trieste si. Secondo diritto e buona amministrazione no. Ma intanto oltre dieci milioni di euro di soldi pubblici sono stati impegnati e in parte già spesi su un progetto viziato da queste illegittimità assolute.

La logica è quella di mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Potrebbe funzionare se non ci fossero opposizioni. Ma in caso contrario? Forse questi pubblici ufficiali non si rendono conto che con questa “piccola” operazione immobiliare illegittima fatta per alimentare il solito noto “cartello” triestino che da anni può agire impunito dall’alto delle protezioni che gli vengono garantite dalle autorità italiane (per chi volesse approfondire consiglio la lettura del mio libro “Tracce di legalità” in cui si spiega come funziona il cartello del costruttori triestino – a cui ho dedicato un capitolo “Il sistema degli appalti” – e le sue derivazioni) si sta violando il Trattato di Pace del 1947 e con esso l’ordinamento della Repubblica Italiana?

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità”di Roberto Giurastante

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