Movimento Trieste Libera

UNA SETTIMANA DI PROCESSI

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Lunedì 30 gennaio: controlli della Polizia all’ingresso del Tribunale di Trieste in occasione dell’udienza che vede imputati cittadini del Territorio Libero accusati di avere manifestato pacificamente a difesa del Porto Franco Internazionale di Trieste.

Il 30 gennaio si è svolta una nuova udienza del temerario processo avviato dall’autorità giudiziaria italiana contro alcuni dei pacifici manifestanti a difesa del Porto Franco Nord di Trieste. Ho già parlato di questo processo in vari post, seguendone gli sviluppi udienza dopo udienza:

16/11/2015: commento alla prima udienza: CINQUE SU DICIANNOVE

29/11/2015: commento alla seconda udienza: UN’UDIENZA PARTICOLARE

29/2/2016: commento alla terza udienza: SENZA PAURA

25/5/2016: commento alla quarta udienza: NON SI CEDE

25/10/2016: commento alla quinta udienza: NO AI TRIBUNALI SPECIALI ITALIANI NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

A questa udienza siamo arrivati dopo una settimana intensa, con cinque processi nei confronti di iscritti al Movimento Trieste Libera. Processi che, singolarmente e complessivamente, dimostrano lo stato dell’aggressione giudiziaria in corso da parte di alcuni ambienti politici e istituzionali di un Paese (l’Italia) che ha paura di perdere il controllo su Trieste e sul suo Porto Franco internazionale (peraltro al di fuori della sua sovranità da quasi 70 anni). Processi chiusisi positivamente grazie alle energiche difese di diritto di Trieste Libera e del suo legale avvocato Edoardo Longo.

Tra questi va ricordata l’assoluzione del giornalista Paolo G. Parovel, dirigente di MTL, nel processo intentato su denuncia per diffamazione da parte della multinazionale Gas Natural che vorrebbe realizzare un terminale di rigassificazione nel “proibito” Porto Internazionale del Territorio Libero di Trieste. Parovel sta sostenendo altri processi per essere l’unico giornalista ad avere difeso attivamente il Porto Franco Nord di Trieste dalle illegittime operazione di speculazione immobiliare tentate dalle autorità amministratrici italiane.

Anche quest’ultima udienza ha avuto la stessa impostazione, dall’inizio alla fine. A contestare la giurisdizione italiana solo una parte degli imputati, quelli aderenti al Movimento Trieste Libera, mentre gli altri si sono adeguati alle difese dei loro avvocati.

E si erano già adeguati al “sistema” italiano visto che, rinnegando la causa del Territorio Libero, avevano sostenuto – partecipandovi – le ultime illegittime elezioni amministrative convocate da autorità ed in base a leggi italiane, quindi svolte a Trieste in perfetta violazione del Trattato di Pace. Una volta di più dovremmo dire. Ma questa volta con questa “folclorista” partecipazione di pseudo indipendentisti che volevano arrivare agli agognati e retribuiti scranni del potere abiurando l’ideale di una causa che, a loro, era servita solo come trampolino di lancio per raggiungere un po’ di visibilità.

Difese, le loro, quindi praticamente inesistenti, almeno per la causa del TLT, o meglio fatte per non creare disturbo alla mala giustizia italiana, come può confermare ogni persona che ha potuto assistere fino ad oggi a questo più che anomalo processo voluto da un sostituto procuratore della Repubblica (Federico Frezza) che peraltro non si è mai presentato alle udienze.

Tribunale blindato come al solito con Polizia in forze a presidiare l’ingresso e fin dentro all’aula di udienza: neanche se i cittadini di Trieste che credono nella legalità fossero pericolosi terroristi. Ma anche questa volta pressioni intimidatorie o meno arriviamo al momento della verità: il dibattimento in aula.

E qui il confronto è con il giudice. In questa udienza depongono i testimoni di Trieste Libera. Gli altri imputati, quelli delle “elezioni italiane” sono lì, spettatori passivi di quanto si sta verificando. La loro sorte dipende solo dall’energica difesa di quelli che loro considerano i loro “nemici”. Glielo si legge in faccia. Due di loro sono già stati condannati perché la loro posizione è stata stralciata per cavilli di forma in modo da condurli ad un processo separato dove si sono trovati in pratica senza difesa.

La deposizione dei tre testi di Trieste Libera zittisce tutti. Viene confermato che il processo è il frutto di un’opera di mistificazione della verità. E come per arrivarvi il P.M. non abbia avuto alcuno scrupolo a far sparire prove determinanti che avrebbero reso impossibile  questo “impossibile” processo alla Storia: perché qui si sta mettendo in discussione la validità del Trattato di Pace del 1947 con l’Italia. E magistrati italiani si stanno rendendo responsabili di atti sovversivi dell’ordinamento internazionale. E della stessa Costituzione della Repubblica italiana: un ritorno da più di qualcuno agognato, ma ormai impossibile, ai vecchi fasci.

Intervengo direttamente con dichiarazione fatta al giudice. Lo faccio ogni volta per chiedere il rispetto dei nostri diritti di cittadini del Territorio Libero di Trieste. Questa volta, avendo il giudice disatteso il chiaro pronunciamento sulle eccezioni di giurisdizione fin qui presentate, dichiaro a nome di tutti gli imputati che si riconoscono nel Movimento Trieste Libera, l’esercizio diretto del nostro diritto di cittadinanza, di giurisdizione e di difesa (LINK).

Cosa significa questo? Che se il giudice negherà l’accertamento della giurisdizione fino alla fine del processo gli imputati rappresentati da Trieste Libera solleveranno la nullità del processo impugnando la sentenza davanti alle Nazioni Unite e ai Paesi firmatari del Trattato di Pace.

Un altro passo fondamentale per i diritti del Territorio Libero di Trieste è stato fatto.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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