Movimento Trieste Libera

AMA IL PROSSIMO TUO

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Fare “terra bruciata” attorno a coloro che si battono per la difesa dei diritti civili è una delle prime necessità per ogni regime autoritario che si rispetti. Soffocare sul nascere ogni anelito di libertà è la base stessa per garantire un solido potere agli pseudo sistemi democratici che governano in questo momento l’Europa dei “Paesi perduti”: quelli che hanno ceduto la loro sovranità all’illusione di una forzata unione economica.

Un sistema debole, sempre più debole, dal quale sempre più Stati cercano di liberarsi ed alcuni, come la Gran Bretagna lo scorso anno, ci stanno riuscendo.

Altri invece, come l’Italia, continuano a chinare la testa di fronte ai “poteri forti” e lodare l’Unione Europea ormai decadente. C’era da dubitarne? In fin dei conti nel Bel Paese la democrazia (reale) ha sempre avuto grandi difficoltà ad attecchire, basti pensare ai suoi ultimi quattro governi, che non sono stati eletti da nessuno.

Ma come si isolano e si eliminano i perturbatori di questo “disordine costituito”, ovvero quei cittadini non disposti a cedere al prepotere delle pseudo-massonerie o delle mafie di Stato?

Nel corso degli anni ho visto da vicino questo sistema di repressione “democratico”, perché credo nella legalità e nei diritti universali di ogni essere umano, denunciando coloro che li calpestano, senza paura.

Sarà per questo che negli anni le autorità locali (da queste parti si identificano con quelle italiane) hanno risposto con false accuse, rinvii a giudizio e decreti penali di condanna al mio fermo impegno per la difesa della legalità, prima come ambientalista e poi anche come attivista per il ripristino dello stato di diritto nel mio Stato.

Io sono un cittadino del Territorio Libero di Trieste, amministrato dal Governo italiano in base al Memorandum d’intesa di Londra del 1954, e a seguito Trattato di pace del 1947 che ne decreta l’esistenza come Stato indipendente e sovrano. Ma il Governo italiano, disattendendo il suo mandato, ha lasciato che le autorità dello Stato italiano che avrebbero dovuto assicurare la corretta amministrazione del TLT vi simulassero invece la sovranità (inesistente dall’entrata in vigore del Trattato di Pace in vigore) dello Stato italiano stesso.

In questo modo mi trovo in una situazione particolare: sono messo sotto accusa e giudicato nel mio Stato, ma da autorità che si identificano con un altro Stato, la Repubblica Italiana, che qui non ha alcun potere e che sono quindi illegittime, come sono illegittime le loro violazione dei miei diritti e dell’ordinamento mondiale. Ma perché sono sotto processo? Non per atti eversivi, ma perché da anni conduco una battaglia pacifica per il ripristino della legalità nella mia terra e per il riconoscimento dei diritti di tutti i miei concittadini.

È in questo modo che si fa terra bruciata attorno a chi si batte con la forza del diritto: far apparire come crimini delle azioni per il ripristino della legalità, dipingere come criminali coloro che il crimine lo denunciano. Invertire la realtà, anche con il sostegno dei media, per spaventare con menzogne e propagande coloro i cui diritti sono difesi, coloro che dovrebbero stare al fianco di chi protegge la legalità, non guardare in silenzio chi la calpesta.

Tu combattente per la legalità devi venire isolato dalle istituzioni e trasformato in un nemico pubblico dai media: i tuoi successi vengono taciuti, mentre viene dato ampio spazio alle denigrazioni pubbliche. Ti batti per la legalità e ti trasformano in un individuo socialmente pericoloso, un delinquente.

Ma se la menzogna non basta, usano la paura: se attorno a chi lotta per le giuste cause a difesa della collettività si crea una rete di solidarietà, il sistema non resta a guardare.

In alcuni casi, le intimidazioni vengono attuate tramite una struttura riservata, inserita in ogni punto sensibile della società triestina. Naturalmente parliamo di reti parallele e deviate rispetto agli stessi apparati di sicurezza e che operano in questa zona di confine con finalità di destabilizzazione anche nei confronti degli Stati balcanici confinanti e con coperture ai massimi livelli.

Una traccia di questa struttura operativa era emersa qualche anno fa, quando un nuovo settimanale si interessò alle mie inchieste sul disastro ambientale di Trieste. Erano inchieste scomode che riportavano a galla il marcio della disamministrazione del Territorio Libero di Trieste trasformato in discarica di Stato dall’Italia.

Gli uomini dei “servizi” infiltrarono uno dei loro nella redazione ed insinuò ogni sorta di sospetti nell’editore: in soli tre mesi questi chiuse il suo giornale e ne cacciò il direttore, reo di essersi associato a quello che i “servizi” gli avevano mostrato come un “pericoloso sovversivo” (il sottoscritto).

Quella volta, forse per eccesso di confidenza, gli uomini dei “servizi” lasciarono delle tracce sulla linea telefonica del giornale: da un fax dimenticato si scoprì che questa rete era in contatto con la Corea del Nord verso la quale sembrava essere aperto un canale di import export, ufficialmente di ceramiche. La cosa era stata segnalata alle autorità competenti, ma senza risultati apparenti.

Al contrario, la struttura – riservata oltre ogni limite – avrebbe presto iniziato ad occuparsi anche della “Questione Trieste” con il doppio scopo di dissuadere l’intervento della comunità internazionale simulando turbative internazionali grazie a piccoli gruppi di disturbo che rivendicano senza basi giuridiche l’ex Zona B del Territorio Libero di Trieste  LINK ed attaccando Trieste Libera, l’organizzazione le cui azioni politiche e diplomatiche si concentrano invece sull’attuale Territorio Libero e sulla sua importanza per la stabilizzazione dell’area ex jugoslava LINK

Si tratta di una struttura decisamente poderosa: nel Territorio Libero di Trieste e lungo il proprio “confine orientale” l’Italia ha mantenuto in piedi un apparato di controllo degno dell’ex DDR, con forti infiltrazioni nelle strutture pubbliche (e non solo). Si tratterebbe di quello “speciale segretissimo organismo esistente nell’ambito del servizio…”: Gladio 2 con le sue derivazioni…

Più volte, sia quando nel 2010 ho ricevuto minacce di morte di stampo mafioso a seguito delle mie denunce contro Gas Natural (guarda caso le connessioni con la mafia erano reali LINK) che negli anni successivi, in particolare dopo il golpe all’interno di Trieste Libera nel 2014, quando alcuni soci avevano tentato di impadronirsi del Movimento e, non riuscendoci, avevano scatenato contro di me e contro chi mi sosteneva una campagna di diffamazione pesantissime e tuttora in corso, mi sono spesso sentito ripetere che “godevo di inimicizie diffuse” come se questo rendesse difficile o impossibile garantirmi giustizia.

Ma nonostante le tante pressioni e le intimidazioni ricevute, non posso cedere: non devo cedere. Il mio senso di responsabilità mi ha sempre imposto di andare avanti e continuerà a farlo. Ho continuato così per la mia strada, in questo difficile percorso. Ed altri mi stanno seguendo nella realizzazione di questa rete di legalità. Rete di legalità che oggi è la base sulla quale stiamo edificando il nostro Stato democratico: il Territorio Libero di Trieste.

Tradotto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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