Movimento Trieste Libera

DIRITTO DI DIFESA

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L’INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE DEI GIUDICI ITALIANI NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE E IL RUOLO DELL’ANM (ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI)

 

La denuncia dell’avvocato Edoardo Longo è esplicita: a Trieste l’autorità giudiziaria sta attuando una repressione contro tutti i cittadini che non riconoscono la sovranità italiana sul Territorio Libero di Trieste. Sovranità simulata da sessant’anni anche nel Tribunale di Trieste da giudici che agiscono fuori dallo loro giurisdizione senza alcun mandato e in vìolazione quindi delle stesse leggi e della Costituzione italiane che invece riconoscono il Territorio Libero di Trieste.

 

L’aggressione in corso è diretta in particolare contro il Movimento Trieste Libera, e viene sostenuta con attacchi politici e di stampa che aizzano persone ed istituzioni anche direttamente contro i suoi dirigenti aderenti e simpatizzanti.

 

Questi attacchi coinvolgono direttamente anche i legali del Movimento e in particolare lo stesso avvocato Longo per il quale il Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trieste Filippo Gulotta aveva già nel 2013 addirittura chiesto pubblicamente provvedimenti disciplinari all’ordine degli avvocati, e per il solo fatto di essere il legale di riferimento di Trieste Libera nell’esercizio del suo dovere.

 

Lo stesso Gulotta aveva pure chiesto la mobilitazione contro il Movimento Trieste Libera della sezione distrettuale dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) e della Procura della Repubblica di Trieste. Interventi “punitivi” da parte della Procura e di censura da parte dell’organo politico della magistratura italiana.

 

Ottenendoli entrambi e creando un clima insostenibile che ha portato anche alla militarizzazione forzata delle udienze in cui sono coinvolti gli aderenti di Trieste Libera, con identificazione di ogni simpatizzante che vuole entrare nel Tribunale per assistere alle udienze pubbliche di processi intimidatori che facevano seguito ad altre pesanti azioni intimidatorie avviate dalla Procura della Repubblica di Trieste con il P.M. Federico Frezza che in sinergia con il quotidiano locale Il Piccolo arrivavano fino alle minacce di schedatura degli associati e simpatizzanti del movimento, tramite sequestro di polizia degli elenchi, perdita del lavoro se statali, e delle pensioni se pensionati.

 

Una situazione da regime di polizia e non certo da Paese democratico. E che da queste parti ha evocato in molti i tempi bui di quel ventennio fascista fatto appunto di tribunali speciali dove il diritto dei perseguitati politici era solo quello di essere condannati.

 

Ma il Territorio Libero di Trieste non è uno Stato democratico amministrato dal Governo di un Paese democratico quale dovrebbe essere l’attuale Repubblica italiana?

 

Come è possibile che l’ANM, in contraddizione con gli scopi statutari che la impegnano a garantire sia l’aderenza di ruoli e funzioni della Magistratura italiana alla Costituzione ed alle esigenze dello Stato di diritto in un regime democratico, sia il conseguente prestigio e rispetto della funzione giudiziaria, si sia schierata pregiudizialmente, a rinforzo di tale clima ambientale già abnorme di minaccia e pressione politico-giudiziaria, facendo proprie anch’essa senza verifica obiettiva dei fatti, cioè pregiudizialmente e dunque per scelta politica, le censure minacciose del dott. Gullotta nei confronti del Movimento Trieste Libera e dei suoi aderenti e simpatizzanti?

 

Come è possibile che per gli aderenti e i simpatizzanti di Trieste Libera e per ogni cittadino del Territorio Libero di Trieste che abbia espresso le sue opinioni politiche essere giudicato da magistrati italiani iscritti all’ANM (Il fatto assume rilevanza straordinaria, poiché la stessa ANM nazionale dichiara iscritti il 96.8 % dei magistrati italiani in servizio – 8334 sul totale di  8608 – e ne rispecchia tutti gli orientamenti politici attraverso quattro liste elettorali interne) che ha assunto in toto, attraverso dichiarazioni non contestate dei suoi dirigenti, posizioni pregiudizialmente e politicamente ostili al Movimento Trieste Libera ed ai suoi aderenti e simpatizzanti, nonché ai suoi legali di riferimento?

 

Come è possibile che di fronte a questa aggressione alla legalità l’ordine degli avvocati sia rimasto inerte mentre avrebbe dovuto almeno censurare le minacce della magistratura al difensore del Movimento Trieste Libera, l’avvocato Edoardo Longo?

 

Domande a cui dovrà intanto rispondere la Cassazione. Perché Edoardo Longo, avvocato italiano, ha avuto il coraggio di denunciare tale situazione di illegalità sovversiva presentando la richiesta di rimessione dei processi per manifestata incompatibilità ambientale degli Organi giudiziari del Distretto di Corte d’Appello di Trieste e per incompatibilità ambientale specifica. Perché quello in atto a Trieste è anche atto eversivo dell’ordinamento italiano. Ma prima di lui nessun avvocato triestino lo aveva fatto.

 

Nel suo ricorso l’avvocato Longo rileva anche che per quanto attiene l’Associazione Nazionale Magistrati: “l’esistenza di una sorta di associazione segreta (Id est: Associazione Nazionale Magistrati) i cui membri non sono rilevati al pubblico e in particolare a chi è sottoposto a codesta giurisdizione, cui il dott. Gulotta ha fatto appello e “chiamato alle armi contro MTL”, rende evidente lo stato di incompatibilità ambientale del palazzo di giustizia di Trieste” –  Le associazioni segrete i cui esponenti sono celati ai cittadini, sono vietate dalla legge. Il cittadino ha diritto di sapere a quale organo politico – corporativo appartiene chi lo giudica, soprattutto se tale organo ha indetto una “ crociata” verso detto cittadino.

 

Cassazione, ma non solo. Nell’anno prossimo venturo i diritti del Territorio Libero di Trieste si incroceranno inevitabilmente con la giustizia internazionale. E gli abusi nei confronti dei suoi cittadini da parte dell’autorità giudiziaria italiana saranno una parte non irrilevante di questo processo per la legalità.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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