Movimento Trieste Libera

CORRUZIONE E MAFIA

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CHIEDONO LA CONDANNA DELL’UNICO GIORNALISTA CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI DENUNCIARE LA RETE DI CORRUZIONE CHE VUOLE IMPORRE A TRIESTE IL RIGASSIFICATORE DELLA SPAGNOLA GAS NATURAL

Il 23 novembre si svolgerà a Trieste un processo contro Paolo G. Parovel, giornalista investigativo e direttore del giornale indipendente “La Voce di Trieste”.

L’accusa è di avere offeso la reputazione della multinazionale Gas Natural nel contesto dell’articolo dal titolo “Corruzione anche a Trieste come nel Sud” che analizza anche la vicenda del progetto del rigassificatore che la società spagnola sta cercando di imporre, con l’appoggio delle autorità italiane, nel Porto Franco Internazionale di Trieste.

Rigassificatore, ma non solo. L’articolo incriminato affronta infatti la situazione di degrado istituzionale complessiva del malgoverno a Trieste. Dal Porto Franco portato allo sfacelo per consentire speculazioni immobiliari (che distruggerebbero l’economia triestina, come ho scritto in un precedente post: LINK), agli appalti, alla malasanità, alla malagiustizia, al ruolo dell’informazione e dei media. Nulla sfugge al controllo della rete di malaffare.

Una rete di corruzione, quella che domina a Trieste, che nulla ha da invidiare alle celebrate e martoriate terre del Sud Italia. Con l’unica differenza che qui può agire pressoché impunita. In virtù anche dello “speciale regime di diritto” applicato a Trieste dallo Stato Italiano che qui non ha alcuna sovranità.

Trieste è infatti la capitale di quel Territorio Libero, Stato indipendente e sovrano costituito nell’attuale regime di amministrazione provvisoria dal vigente Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio del 1947, che le riconosce anche uno “speciale” Porto Franco Internazionale. “Speciale” perché costituito quale ente di Stato del Territorio Libero di Trieste, posto senza restrizioni al servizio delle navi e delle merci di tutti i Paesi, sotto il controllo di una Commissione internazionale presieduta da un rappresentante dell’attuale Territorio Libero di Trieste e formata da delegati di Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, URSS (ora la Russia ed altri Stati successori), Jugoslavia (ora Slovenia, Croazia ed altri Stati successori), Italia, Cecoslovacchia (ora Repubblica Ceca e Slovacchia) Polonia, Svizzera, Austria, Ungheria. E garantito, oltre che dal Trattato di Pace, addirittura dalla sedicesima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il rigassificatore che si vorrebbe così realizzare contro legge andrebbe a bloccare il traffico marittimo commerciale pregiato (container), che verrebbe deviato sui porti italiani (in particolare dell’Italia meridionale saldamente sotto controllo della criminalità organizzata) e danneggerebbe inevitabilmente anche l’attività dell’unico porto della vicina Slovenia, quello di Koper-Capodistria. Qui è pubblicato un articolo di approfondimento de “La Voce di Trieste” sul sabotaggio italiano dei porti strategici di Trieste e di Koper: LINK.

Ma il giornalista di cui la Procura della Repubblica di Trieste chiede la condanna a nove mesi di reclusione è anche uno dei principali oppositori del tentativo di sdemanializzazione, ovvero dismissione, del Porto Franco Nord di Trieste attuato contro i trattati internazionali dalle autorità italiane: tutte.

Repressione giudiziaria. E’ questo il metodo che utilizzano per fare piazza pulita di ogni forma di legalità residua a Trieste. Vogliono annichilire la resistenza dei triestini anche reprimendo la libertà di stampa. Vogliono distruggere il Porto Franco di Trieste e imporre il rigassificatore e le loro mafie. Il 23 novembre nel tribunale di Trieste non sarà sotto processo solo Paolo G. Parovel, ma con lui tutti i cittadini che difendono la legalità e lo stato di diritto di Trieste, il porto franco ed il diritto al lavoro.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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