Movimento Trieste Libera

LA DENUNCIA DI UN CITTADINO

 

 

“Per quanto attiene al depuratore comunale di Servola, mi allargo a un altro problema enorme – che abbiamo risolto già negli altri due mandati, visto che anche lì ci sono state denunce europee – è in corso la progettazione esecutiva dell’intervento che porterà la prevista gettata delle fondamenta entro la fine di ottobre 2016. Da quel momento, i lavori procederanno speditamente per arrivare, entro il mese di gennaio 2017, all’entrata in esercizio dell’impianto, con conseguente arresto della procedura d’infrazione comunitaria. I lavori proseguiranno, poi, ancora per un anno, fino alla definitiva conclusione entro il 2018. Vi comunico che a Trieste abbiamo un tubone, dal 2000, che porta le acque depurate al largo. È già un impianto importante. È chiaro, però, che adesso abbiamo portato tutto a Muggia, a San Dorligo della Valle e a Trieste. Adesso serve questo nuovo depuratore. Ripeto: c’è stata una denuncia di un cittadino che ha aperto l’infrazione europea”

Intervento del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza alla Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti (Seduta n. 110 di Lunedì 11 luglio 2016).

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Poco si sa della dura lotta a difesa dell’ambiente che è stata svolta a Trieste negli ultimi venti anni da cittadini coraggiosi scontratisi contro un sistema di malgoverno istituzionalizzato, anche per evidenti interessi di Stato.

Le informazioni su questa battaglia per la legalità sono state accuratamente nascoste dagli organi di informazione, per così dire ufficiali e quindi funzionali proprio al sistema di malgoverno, oppure distorte per costruire una realtà virtuale adattata ai cittadini.

La mistificazione  propagandistica  ha così impedito che la popolazione venisse messa a conoscenza di questioni di vitale importanza che andavano direttamente ad incidere sulla qualità della vita e sulle stesse aspettative di vita: perché con l’inquinamento non si può scherzare.

Personalmente sono l’autore delle maggiori denunce che dal 2000 ad oggi hanno portato la questione dell’inquinamento ambientale di Trieste a livello internazionale. E tra queste proprio una di quelle di cui parla il sindaco di Trieste nella sua audizione davanti alla Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti: la petizione 1459/2007 sull’inquinamento transfrontaliero presentata al Parlamento Europeo. In quella petizione veniva sollevato anche l’irrisolto problema dell’inquinamento marino del Golfo di Trieste causato dai depuratori fognari fuori norma, e tra questi quello di Servola il più grande che serve l’intera città scaricando con le sue condotte sottomarine i reflui in prossimità del confine marittimo con la Slovenia.

L’apertura del procedimento di infrazione da parte della Commissione obbligava le autorità italiane alla realizzazione di un nuovo depuratore al posto di quello fuori norma di Servola (malfunzionante perché viziato da gravissimi errori progettuali). Depuratore che dovrebbe entrare in funzione entro il 2019. Un notevole successo quindi, ma non è stato l’unico.

Le denunce che ho presentato all’Unione Europea in questi 15 anni di lotta per l’affermazione della legalità, spaziano dall’inquinamento ambientale, alle emergenze industriali e radiologiche, all’opposizione ai terminali di rigassificazione, agli appalti pubblici e all’utilizzo dei fondi comunitari.

A seguito di queste denunce sono state avviate inchieste sulle principali discariche del cosiddetto “sistema Trieste” portando alla luce una situazione di inquinamento diffusa che era stata nascosta per decenni e che mai avrebbe dovuto diventare pubblica. Le inchieste della Commissione Europea hanno interessato la Valle delle Noghere, il terrapieno di Barcola, la costiera di Muggia, ed altre zone.

Le mie denunce sulla violazione delle norme sulla libera concorrenza  e sull’utilizzo dei fondi comunitari hanno portato alla modifica della legge sugli appalti pubblici della Regione Friuli Venezia Giulia, alla chiusura della Sviluppo Italia S.p.A., e alle inchieste dell’Ufficio Europeo Antifrode (OLAF) con revoche di finanziamenti (fondi UE utilizzati per illecitamente).

Le mie denunce sul rischio nucleare e sulle emergenze radiologiche hanno portato alla predisposizione del piano di emergenza esterno per il porto di Trieste e alla prima campagna preventiva pubblica.

Le mie denunce sulla violazione della Direttiva Seveso hanno portato alla revisione, o in alcuni casi per la prima volta alla predisposizione, dei piani di emergenza esterni per gli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante.

Le mie denunce sulla violazione della procedura di Valutazione Impatto Ambientale dei progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste sono state determinanti per ottenere lo stesso intervento della Slovenia in opposizione.

Complessivamente in 15 anni sono una quarantina gli interventi rilevanti da me fatti a livello europeo. Interventi che hanno interessato il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, l’Ufficio Europeo per la lotta Antifrode. Si è trattato di un’azione imponente per la difesa della legalità e dei diritti dei cittadini.

Una lotta dura, difficile, contro un’intero apparato di malgoverno fortemente radicato nelle istituzioni. Una lotta che segna per sempre chi l’ha sostenuta. Perché  Trieste è in una situazione peggiore di quella delle aree a maggior concentrazione di mafia che esistono in Italia. Qui semplicemente la forma di governo ufficiale è quella dell’antidiritto legalizzato.

E quando hai il coraggio per farlo e ti esponi direttamente, allora diventi un nemico pubblico: tu sei la minaccia per questo sistema di governo corrotto. Ed ecco l’imbarazzo istituzionale ben rappresentato dalla giustificazione che il sindaco di Trieste deve dare alla Commissione Parlamentare che gli chiede spiegazioni su quanto sta accadendo a Trieste: non è colpa nostra (cioè degli amministratori pubblici), tutto quanto sta accadendo (le infrazioni dell’Unione Europea) è dovuto alla denuncia di un cittadino.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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